Fate scorrere la pagina web e leggete le piccole fioriture oggi alla N. 2
IL LAZZARETTO DEI COLEROSI
Una pillola sintetica di storia sul lazzaretto di Calendasco.
Quando nel 1836 a Piacenza e contado nel mese di giugno scoppiò il cholera morbus furono aperti diversi ricoveri per coloro che avevano contratto più o meno drasticamente la malattia.
Quello di Calendasco era posto dietro all’attuale ospitio corradiano ed è oggi ancora ben visibile e conservato, sebbene negli anni fu (ed ancora è) rinomata azienda agricola con proprie abitazioni. Già nel catasto napoleonico è censito come Casa Grande (tra l’altro è il classico nome che veniva dato agli ospedali in antico).
Non sorprende quindi che l’ospedale grande di Calendasco – se così mi è permesso esprimermi per meglio rendere l’idea – sia stato costruito a fine 1700 al ridosso e sulle proprietà dell’ospitio plurisecolare dei frati terziari della penitenza che accoglieranno nel 1315 il nostro Patrono San Corrado Confalonieri.
Quello che accadde in quel 1836 a Calendasco è degno di nota e oltre ad esser stato un fatto che ebbe ripercussioni presso la Commissione di Governo del Ducato di Parma (cui dipendevamo) salì agli onori della cronaca a stampa del tempo.
Questa notizia con il relativo decreto che ora esporremo furono pubblicati su “La Voce della Verità – Gazzetta dell’Italia Centrale” del 19 luglio 1836.
Il fatto è che il Consigliere di Stato aveva denunziato il Podestà di Calendasco il Signor Giuseppe Turriò per il comportamento che questi aveva tenuto al primo apparire del morbo in paese.
Il Turriò era stato dimesso dall’incarico di Podestà per “indubitabile timor vile” e si era reso latitante e ancora lo era al momento della sua destituzione.
Senza saper ne leggere e ne scrivere (sembra un politicante moderno) pensando solo a se stesso, aveva abbandonato gli altri amministratori del comune di Calendasco al disbrigo delle opere inerenti il morbo tra il popolo e si era portato in altro sconosciuto luogo ove non esisteva traccia di infezione. Per brevità lascio di citare interamente il Decreto contro il Turriò ma in esso non si usano mezzi termini.
Come finì questa faccenda per il vile podestà non mi è dato per ora scoprirlo. E’ certo che uno dei figli del Conte Perletti di Calendasco, e cioè Luigi, fu creato nuovo podestà.
Per il popolo di Calendasco, nell’occasione del morbo del colera, egli fu provvido e benefico tanto da meritare la medaglia della salute pubblica dal Governo; il colera fu debellato circa alla fine del settembre di quello stesso anno.
Questo episodio relativo a Calendasco ed al suo lazzaretto potrebbe essere maggiormente sviscerato ma per sintesi ho voluto render noto questo episodio che vede coinvolti due abitanti del paese: uno vile e pauroso, sebbene Podestà in carica che abbandonò a se stessa la comunità e, l’altro, il Perletti che addirittura a scapito egli stesso e la sua famiglia d’infezione, amò la propria comunità con pregevole servigio, rendendocelo motivo d’orgoglio e di esempio per questi nostri forse un poco tristi giorni dove in tante occasioni ci si rende dei poco lodevoli Turriò.
Sorprende sempre e non poco lo studio delle piccole località.















